Di veri geni ce ne saranno una decina
per generazione. La storia di oggi è quella di Milman Parry,
una storia che parte dalla Sorbona
di Parigi e da una
corposa tesi di dottorato, scritta in francese da un americano che
sapeva tutto Omero a
memoria. Il lavoro di Parry
sulle 'formule' omeriche occupa, nella filologia classica, lo stesso
posto che la teoria della relatività di Einstein
occupa nella fisica; ma poi non si finisce lì, perché, dopo aver
capito che una poesia come quella di Omero
poteva solo essere orale, Parry
è andato alla ricerca di aedi moderni, e li ha trovati in quello che
allora (1933-1935) era il Regno di Iugoslavia.
E così, qualcosa come 3mila anni dopo Omero,
c'erano canti tramandati oralmente, di storie di eroi, guerrieri,
principi e sultani, costruiti come sono state costruite l'Iliade
e l'Odissea.
Leggere
la raccolta degli scritti di Parry
(tra cui la prima traduzione inglese delle tesi di dottorato) vuol
dire armarsi di pazienza (il lavoro di catalogazione ed analisi di
epiteti e formule è certosino) e seguire, passo dopo passo, un
pensiero geniale nel suo sviluppo, da timidi accenni a radicali
stravolgimenti.
Il
fatto che poi Milman
Parry
sia morto a soli 33 anni, dopo aver rivoluzionato gli studi omerici e risolto la "questione omerica",
è un testamento a quello che diceva Seneca:
vita, si uti scias, longa est.