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manco un duale che sia uno!


Una delle infinite tragedie dell'essere precari è che ogni anno ci si trova davanti, oltre ad alunni che non si conoscono, libri di testo scelti da altri (e grazie all'illuminato ministro, con una legge completamente priva di senso) non modificabili per sei (6!) anni.

Quest'anno, però, si ha ancora la possibilità di effettuare nuove adozioni, per cui mi piace dedicarci un po' di tempo, anche perché, dovendo pensare alle classi di un nuovo primo anno, i libri scelti avranno particolarmente importanza, andando ad impostare lo studio del latino e del greco del percorso dei nuovi ggiovani.

E così ero tentato dal proporre Athénaze, la versione italiana dell'originale corso di greco della Oxford, quello che, con un impianto metodologico "naturale", dovrebbe portare in un paio d'anni i fanciulli a leggere ad apertura di libro (!) Senofonte, Tucidide e persino Platone.

Come per l'analogo corso di latino, tantissimi sono i dubbi su questa impostazione (rimando all'articolo di Luigi Miraglia, che in Italia è il più acceso sostenitore del metodo) ma una volta mi piacerebbe provare, no?

Poi una pensa che il nuovo quarto ginnasio non lo avrò io, e che un metodo nuovo richiede necessariamente un insegnante ad esso motivato e che non è giusto che il precario dell'anno nuovo subisca una scelta così radicale, per cui alla fine adotterò il solito libro di grammatica ed il solito volume di esercizi, quello che comincia con pagine sulle regole dell'accento e sulle enclitiche e le proclitiche, sperando magari di capitare in una scuola in cui qualcuno è stato più coraggioso di me.

Anzi, visti i tempi che corrono, sperando di capitare in una scuola e basta.

Pubblicato il 1/5/2011 alle 21.16 nella rubrica lettere di un professore.

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